L'arbitrato e le controversie

Tra le pratiche di risoluzione alternativa delle controversie, un posto rilevante è occupato dell'arbitrato il quale consiste nell'affidare ad uno o più arbitri, in qualità di “giudici privati” terzi ed imparziali, la risoluzione di una controversia attraverso un decisione, chiamata lodo, la quale vincolerà tutte le parti e sarà suscettibile di esecuzione forzata. Le origini dell'arbitrato si perdono nella notte dei tempi ma questo modo di risolvere le controversie è tornato in grande auge di recente, stante la difficoltà di funzionamento dei Tribunali ordinari e in considerazione della maggiore specializzazione offerte da un arbitro specificamente scelto in base alle sue competenze professionali specifiche. L’arbitrato inoltre offre maggiore garanzie di riservatezza, cruciali, ad esempio, nell’ambito del contenzioso commerciale, “industriale” o relativi ai rapporti patrimoniali in ambito familiare.

E' bene avvertire che non tutte le controversie possono essere decise tramite l’arbitrato, stabilendo la legge (art. 306 primo comma C.p.c.) che sono compromettibili in arbitrato solo le controversie che non abbiano per oggetto diritti indisponibili salvo espresso divieto di legge. Di recente, inoltre, anche le controversie di lavoro possono essere soggette ad arbitrato.

D’altro canto, va segnalato che, perché vi sia un arbitrato, occorre che le parti raggiungano un accordo in tal senso precisando l'oggetto delle controversie.

Il procedimento arbitrale è modulato sulla base del procedimento civile ma vige una grande libertà di forme e le parti ne possono stabilire le modalità e i tempi.